VULVODINIA DIAGNOSI E RIABILITAZIONE

VULVODINIA DIAGNOSI E RIABILITAZIONE               

Cos’è?
La vulvodinia è una condizione vulvare consistente in dolore, senso di bruciatura e fastidio che interferisce con la qualità della vita. Non è presente alcuna lesione fisica riconoscibile, a parte l’arrossamento del vestibolo.
Diagnosi
La diagnosi è basata sul dolore percepito dalla paziente, con riscontri fisici normali, e sull’assenza di cause identificabili per diagnosi differenziali. Viene usato un “test del cotton-fioc” per delineare le aree di dolore e categorizzare la loro severità. Le pazienti spesso descrivono il tocco del cotton-fioc come estremamente doloroso, come l’attrito di un coltello.
Molte pazienti visiteranno molti dottori prima che venga fatta una corretta diagnosi. Molti ginecologi non hanno familiarità con la condizione, ma la consapevolezza si sta diffondendo col tempo. Inoltre le pazienti spesso esitano a cercare cure per il dolore vulvare cronico, specialmente perché molte donne iniziano a sentire i sintomi quando diventano sessualmente attive. Inoltre, l’assenza di sintomi visibili significa che, prima di essere diagnosticate, viene detto a molte pazienti che il dolore è di origine psicogena (“nella loro testa”).
Cura
In questo spazio parliamo di una cura in particolare, quella basata sulla Riabilitazione. Quindi una cura conservativa che non prevede l’utilizzo di farmaci, bensì della coscienza del proprio corpo e di conseguenza l’auto cura.
La disfunzione muscolare del pavimento pelvico può essere causa, conseguenza, o sostenere la vulvodinia. Tale disfunzione muscolare si identifica in una condizione definita “overactive”, termine che identifica una condizione di ipertono di base e/o iperattività presente durante le attività funzionali del pavimento pelvico stesso. La fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico sono una opzione terapeutica indirizzata a questa condizione muscolare.

– presa di coscienza: imparare a riconoscere la muscolatura pelvica, che in questa condizione patologica risulta ipertonica. Si possono fare degli esercizi ci contrazione e rilassamento, immaginando di aver una spugna piena di acqua dentro alla vagina e strizzarla fino all’ultima goccia. In questa fase di visualizzazione è importante concentrarsi sul rilassamento, quindi al “riempimento della spugna”. Aiuta a prendere coscienza guardare con uno specchio i muscoli pelvici contrarsi e rilassarsi.
– esercizi quotidiani: esercizi di Kegel effettuati in modo quotidiano e abbinati alla respirazione.
– massaggio del pavimento pelvico: eseguire uno streatching dei tessuti all’incirca 1,5-2 cm all’ingresso vaginale. Esercitare una pressione verso il basso “ore 6” al limite del dolore, e tenere per 30-60 secondi; ripetere a “ore 5 e ore 7”. Dopo lo streatching eseguire un massaggio a “U” da lato a lato, esercitando una notevole pressione come voler allungare le fibre.
– Biofeedback: sono esercizi di contrazione e rilassamento eseguiti con una sondina in vagina, collegata a un monitor che mostra sullo schermo l’attività muscolare. In questo modo è molto più semplice prendere coscienza, potendo vedere come reagisce il muscolo. E’ molto utile questo strumento soprattutto per lavorare in modo volontario sul rilassamento.
– Elettrostimolazione: ci sono delle correnti applicate sempre con una sondina vaginale che hanno frequenze decontratturanti e antidolorifiche, queste servono appunto a rilassare il muscolo in modo passivo.
– Kinesiterapia: descritta per ultima ma sicuramente la più importante, questa è una tecnica manuale di riabilitazione che deve essere eseguita da un professionista della riabilitazione pelvica quale una fisioterapista con appropriata manualità in questo distretto corporeo. La fisioterapista applica una serie di manovre che riguardano sia i muscoli vaginali, ma anche la muscolatura esterna del bacino, una appropriata valutazione postulare e un trattamento globale miofasciale.
– consulto psicologico: è importante per affrontare questa malattia avere tutti i mezzi e le forze per poterlo fare. Avere un confronto e un supporto da parte da un professionista in questo campo è fondamentale.

Altre raccomandazioni utili nella fase acuta e attiva della malattia:

  • abbigliamento intimo di cotone bianco
  • pantaloni comodi, da evitare jeans duri attillati.
  • evitare la bicicletta
  • evitare sport traumatici
  • evitare i rapporti sessuali nella fase acuta, se si sente dolore, la reazione del corpo per difesa è quella di irrigidirsi e contrarsi ancora di più.
  • evitare cibi che infiammano, e zuccheri che possono alimentare le infezioni batteriche.
  • utilizzare creme naturali emollienti, rinfrescanti e con acido ialuronico per nutrire i tessuti.
  • il calore aiuta a rilassare i tessuti, è consigliato un bagno caldo o applicare la borsa dell’acqua calda sulla parte interessata e contratta.

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